⛩⛩L’Asia e le sue genti…in quattro anni di viaggio⛩⛩

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1 vagabondo

2 passaporti finiti

3 viaggi incredibili (Milano-Indonesia coi mezzi pubblici, Singapore Milano in Autostop, Tibet-Italia in bicicletta)

4 volte che ho pensato di morire

6 ore di prigione in Cina

8 lavori per sopravvivere: pastore in Mongolia, taglialegna in Russia, magazziniere, elettricista e fisioterapista in Australia, allenatore di basket, insegnante di inglese e modello in Cina

25 kili persi

35 nazioni attraversate

48 ore…la tratta più lunga in bus

62 persone che mi hanno ospitato

65 notti trascorse in treno, bus o nave

72 ore…la tratta più lunga in treno

103 notti trascorse in tenda o Yurte

300+ chili di riso mangiati

450 differenti posti dove ho dormito

1592 giorni in giro

8295 kilometri percorsi in bicicletta dal Tibet all’Italia

 

– Una ragazza in Siberia mi ha chiesto se l’acqua del mare è davvero salata.

 

– In Mongolia curano la pressione alta infilandosi petali di fiori nelle scarpe.

 

– Le ragazze in Mongolia sono molto belle ma disprezzano gli uomini pelosi mentre le ragazze in Siberia sono ancora più belle e adorano gli uomini pelosi. Quindi a questo giro mi è andata bene.

 

– In Mongolia credono che se un’ape ti fa un nido in casa diventerai ricco… quindi ho dovuto passare due notti con un’ape nella tenda, con la paura di essere punto.

 

– Dopo un mese in Siberia so 5-6 parole in Russo, ma chiunque mi abbia ospitato sa dire “minchia”.

 

– In Mongolia ho avuto la fortuna di lavorare con una famiglia nomade. La mia mansione? Raccogliere gli escrementi di yak che verranno utilizzati durante l’inverno per fare il fuoco.

 

– Sulla Transiberiana il tuo vicino di posto può variare tra la ragazza più bella che tu abbia mai visto e un ciccione russo alcolizzato che continua a scoreggiare. Il vantaggio/svantaggio è che sulla Transiberiana ci devi passare minimo 50 ore appiccicato… Inizi a credere nel destino!!!

 

– Quando un monaco tibetano alla mia affermazione “I am italian” ha risposto: “ah Italia… Balotelli!” per un attimo ho rimpianto quando a Italia veniva associato Mafia.

 

– In Cina i numeri con le dita sono diversi dai nostri, tipo il 10 si fa incrociando gli indici. La prima settimana scoprire il prezzo delle cose è stata una continua scommessa.

 

– Sui treni in Russia il vagone notte più economico contiene 60 letti e 2 bagni per 60 persone… In Cina contine 118 sedili (si dorme seduti) e 2 bagni per circa 130 persone. Chi non ha il sedile si accampa da qualche parte. Ovviamente fumano tutti e nessuno lesina gli sputi.

 

– Al mercato alimentare di Chengdu, in Cina, insieme a pomodori e mele puoi trovare anche tartarughe, serpenti, rane… tutti rigorosamente vivi.

 

– Durante la festa nazionale cinese, all’inizio di ottobre, ogni anno si registra la più grande migrazione della storia dell’umanità. Mezzo miliardo di persone che si spostano in vacanza nelle località più famose della Cina.

 

– Se non ho capito male il Laoitiano è una lingua piuttosto facile in quanto ha un vocabolario ridottissimo. Ad esempio “ghiaccio” si dice acqua dura, “bagno” è casa acqua, mentre “eclisse” è rana mangia luna.

 

– A Kunming, in Cina, ho incontrato per la prima volta un buddista che parlava inglese. Questo in quattro ore, oltre ad avermi massacrato a ping pong, ha ribaltato tutti i miei più radicati concetti di vita.

 

– Il confine tra Laos e Vietnam è la zona più bombardata della storia. Questo mi è stato gentilmente ricordato dall’autista del pullman mentre mi stavo addentrando in un bosco alla ricerca di un cespuglio dove fare i bisogni… immediato dietrofront.

 

– I locali in Laos chiudono tutti alle 23.30, mentre i ristoranti generalmente alle 20.30/21.00. I parrucchieri invece stanno aperti fino alle 22.00 e c’è sempre sempre qualche cliente.

 

– In un villaggio nella foresta in Laos, alla mia richiesta di cibo, mimando il gesto di mangiare, mi è stato risposto passandomi una canna gigante (avvolta nella foglia di banana).

 

– In Cambogia su un minivan da 12 posti eravamo in 19… Addirittura una ragazza si è seduta sul sedile dell’autista, tra lui e la portiera.

 

– La legge in Cambogia per quanto riguarda moto e motorini prevede che il conducente debba indossare il casco mentre il secondo e terzo passeggero possono farne a meno. L’eventuale quarto passeggero è sconsigliato ma non proibito.

 

– I cambogiani sono spettacolari… Sorridono sempre e sono gentilissimi. Appena arrivato nella città di Kratie un ragazzo in un bar mi ha prestato la sua moto per andare a prelevare e visto che il bancomat non andava al ritorno la cameriera mi ha anticipato i soldi per la cena e per l’ostello.

 

– Su un’isola in Thailandia ho attraversato un pezzo di giungla (sbattimento incredibile) per raggiungere una spiaggia altrimenti accessibile solo in barca. Arrivato alla spiaggia, pronto a tuffarmi, becco un tipo di Discovery channel che mi vieta di entrare in acqua perché stava girando un documentario… D’ora in poi guardo solo National Geographic.

 

– In Laos, Cambogia e Thailandia, guardi le facce della gente, guardi le loro case e capisci che i soldi non fanno la felicità.

 

– Il 16 aprile ho festeggiato il capodanno in Birmania, corre l’anno 1378.

 

– Durante le festività di capodanno tutti gli uffici pubblici birmani, le banche e i bus rimangono chiusi per 10 giorni… Un turista tedesco ha avuto pure il coraggio di dirmi: “Neanche a Napoli…”.

 

– La settimana in Birmania dura 8 giorni… Il mercoledì vale doppio infatti: mercoledì uno fino a mezzo giorno e mercoledi due da mezzogiorno a mezzanotte. Nascere mercoledì pomeriggio porta sfortuna.

 

– Sulle montagne nella zona Nord-est della Birmania ho affittato una moto per poter uscire dalle rotte turistiche e visitare alcuni villaggi sulle montagne. L’idea di per sé era carina, ma al terzo villaggio sono stato accolto da una milizia indipendentista locale (SSA). Non avevo mai visto così tanti fucili neanche nei film…

 

– Le piscine pubbliche in Malesia non hanno le corsie… Puoi decidere liberamente se nuotare in verificale od orizzontale. Per uscire dal coro ho iniziato a nuotare in cerchio, come gli squali, e nessuno si è lamentato.

 

– Generalmente i bus in India non partono all’orario stabilito, ma partono solo quando sono pieni all’inverosimile, comprese: capre, galline e gente sul tetto. Al ritardo iniziale si aggiungono poi diverse pause al tempio per fare offerte e colorarsi la fronte di rosso.

 

– In molti paesi e villaggi in India il “santone” locale corrisponde al “pusher” e la vende pure buona.

 

– Buddisti e induisti sono sempre rilassati. Quello che non riescono a fare in questa vita… lo faranno nella prossima.

 

– I 1070 metri di dislivello che ho fatto il primo giorno in 6 ore, con zaino da 12 kg e scarpe Salomon in Gore-Tex mega pregiate, uno sherpa li fa in 9 ore con 50 kg in spalla (50!) e infradito ai piedi.

 

– Una ragazza a Katmandu si è meravigliata quando le ho detto che in Italia parliamo italiano, in Spagna spagnolo e francese in Francia… Era convinta che in Europa parlassimo tutti inglese.

 

– Un ragazzo sherpa mi ha chiesto in che mese abbiamo i monsoni in Italia. Quando gli ho spiegato che in Italia non abbiamo i monsoni all’inizio è scoppiato a ridere pensando che scherzassi. Quando ha capito che non scherzavo si è limitato a dirmi: “Allora siete fortunati!”.

 

– Nei villaggi sull’Himalaya non arrivano strade, non c’è l’elettricità, quindi non hanno televisione, non hanno radio, non hanno internet. Non hanno libri, non bevono neanche alcolici. Di giorno si può solo lavorare duramente, alla sera, quando arriva il freddo ci si mette intorno alla stufa a legna e si chiacchiera, si ride e si canta: non sembrano per niente meno felici di noi europei.

 

– Nelle città sacre indù come Varanasi o Rishikesh non si trova carne, perché è contro la tradizione Indù. In compenso la marijuana è legale perché il sacro Shiva più di 3000 anni fa aveva il vizietto della canna dopo i pasti e prima di dormire.

 

– Alla stazione di Agra mi è capitato di vedere una scimmia rubare gli occhiali da sole a un signore e restituirglieli in cambio di una banana..

 

– Non ho mai dato crediti a santoni, streghe e robe varie, ma una notte a Delhi, mentre passeggiavo, mi si avvicina un vecchio Sikh (quelli col turbante) e inizia a dire cose reali sulla mia vita. Mi fermo e lo ascolto. Lui mi dà in mano una foto in bianco e nero con ritratti una trentina di “santoni” Sikh e me ne fa scegliere uno. Io scettico, scelgo quello più simile a Bob Marley. A quel punto lui scrive qualcosa su un pezzo di carta e me lo infila in mano dicendo di pensare a un colore. Penso all’arancione… Apro il foglietto e c’è scritto: ORANGE. Prende un altro foglietto, scrive ancora qualcosa e me lo mette in mano dicendomi: “Pensa a un numero da 1 a 30”. Istintivamente penso alla mia età, 28. Apro il foglietto: c’è scritto 28! Allora ho parlato io e gli ho detto: “Troviamo un posto tranquillo per parlare”.

 

– In radio in Kirghizistan generalmente dopo tre canzoni russe ne viene passata una inglese e poi una italiana… Quindi: tre canzoni locali poi una dei Beatles, Rolling Stones o Pink Floyd e poi scatta un pezzo di Celentano, Albano o Toto Cotugno. È evidente che tra i Beatles e Toto Cotugno in Kirghizistan preferiscano il nostro “artista(?)”.

 

– Nel mese di agosto ho assistito alle Olimpiadi dei popoli nomadi, quest’anno tenutesi in Kirghizistan. Le Olimpiadi proprio come le intendiamo noi, ma anziché assistere a gare di calcio, pallacanestro, nuoto o atletica, qui le specialità sono “caccia del falco”, “diversi tipi di lotta”, “gare di cavallo”, “tiro con l’arco” e il “Kok Boru”… Una sorta di pallacanestro giocata a cavallo su un campo lungo 100/150 mt, dove l’obiettivo è depositare una pecora sgozzata, che funge da pallone, dentro un enorme canestro… Vale tutto!!!

 

– In Tajikistan ho visto il primo “afgano in Afghanistan” della mia vita. Lui era dall’altra parte del fiume… Mi guarda e mi fa un cenno con la mano. Io ricambio. Eravamo a 20 metri, ma mai in vita mia mi sono sentito così diverso e così lontano da un altro essere umano.

 

– Nelle bocche delle popolazioni centro asiatiche c’è più oro che nella Banca d’Italia… Non si capisce se avere i denti d’oro sia una necessità o una moda.

 

– Facendo autostop in Tagikistan e Kirghizistan mi ha colpito il fatto che, a ogni singolo passaggio ricevuto, abbiamo bucato almeno una gomma.

 

– Se in Tagikistan hai la macchina sporca e ti ferma la polizia la mazzetta non basta: scatta proprio la multa.

 

– Circa nel 1970 l’Unione Sovietica, alla ricerca di petrolio nel deserto del Turkmenistan, ha per sbaglio causato una enorme voragine sopra a un “giacimento gassoso” causando la fuoriuscita incontrollata di gas. Unico modo per limitare i danni ambientali è stato quello di bruciarlo. Da quarant’anni circa, nel deserto turkmeno, c’è un enorme cratere con un incendio permanente.

 

– Il Turkmenistan ha sicuramente il regime dittatoriale più repressivo di tutte le repubbliche centro asiatiche; le foto e le statue dell’attuale dittatore sono ovunque! Ad Ashgabat, la capitale, c’è letteralmente un poliziotto ogni 50 metri.

 

– Sui mezzi pubblici in Iran gli uomini siedono nelle file davanti in modo da non poter vedere le donne che siedono nelle file posteriori.

 

– In alcune città iraniane, sulla porta di ingesso, ci sono due diversi campanelli: uno per uomini e l’altro per donne, in modo che i padroni di casa sappiano se ad aprire debba andare il marito o la moglie.

 

– Per 28 giorni in Iran non ho visto i capelli di nessuna donna… E quasi ci si dimentica di quanto siano belli. Quando uno degli ultimi giorni una turista tedesca all’ostello è uscita dalla stanza senza velo mostrando lunghi capelli biondi stavo per svenire.

 

Vita da Prof. in Cina

 

– Nel 1978 a Shenzhen, la città dove vivo in Cina, c’erano 30.000 persone: pescatori e commercianti. Nel 2017 ce ne sono 13 milioni, registrando il più grande incremento demografico del pianeta. In sostanza trent’anni fa aveva gli stessi abitanti di Novate Milanese e ora ha il corrispettivo di: Milano, Roma, Napoli, Torino, Venezia, Bologna, Firenze, Catania, Cagliari, Palermo.

 

– La metropolitana di Shenzhen ha 8 linee, per un totale di 199 stazioni e oltre 280 km coperti.

 

– Ogni mattina vado a scuola a piedi. Otto minuti di tragitto tra le strette vie del mio quartiere. Il secondo giorno di lavoro, a un piccolo incrocio mi imbatto in una macelleria. Espone le foto degli animali in vendita e distrattamente do un’occhiata. C’è una capra, una mucca e… un cane! Guardo stupito la macellaia che sorridendomi inizia ad abbaiare per farmi capire che ho capito bene…

 

– Da quando frequento il campetto di basket dietro casa mia spesso, dopo un errore al tiro, si sente dire: “Polca Tloia”.

 

– Quando sono io a sbagliare un tiro facile, il “P…. T ….” lo pronuncio assicurandomi che il suono della “R” riecheggi in tutto il quartiere, raggiungendo la massima soddisfazione personale e ottenendo il rispetto generale di coloro che non riescono a pronunciarla.

 

– I bambini cinesi, a differenza di quelli italiani, quando giocano a “guardie e ladri” preferiscono fare le guardie. All’inizio ero incuriosito da questo loro atteggiamento, poi a pensarci bene, forse solo in Italia preferiamo fare i ladri rispetto al ben più nobile ruolo della guardia.

 

-I supermercati chiudono alle 23.00… La metropolitana chiude alle 23.30… I parrucchieri non chiudono mai.

 

– Il mio assistente allenatore, Mr. Chen, uno dei primi giorni insieme, mi ha confessato di preferire la sua famiglia al lavoro… Poi mi ha detto di non dirlo a nessuno.

 

– Sapevo che in Cina ruttare in pubblico non è considerato maleducazione ma sentire le tue colleghe d’ufficio, delle graziose e minute maestrine di vent’anni, che, vestite eleganti, tirano giù rutti più rumorosi di tuo zio alla festa della birra… Bè proprio non riesco ad abituarmici.

 

– La collega di matematica un giorno mi ha chiesto se le “voci di corridoio”, che dicono che bevo il caffè ogni mattina, fossero vere. Ovviamente ho rincarato la dose, dicendole che ne bevo uno anche dopo pranzo. Mi ha guardato come se fossi un cocainomane.

 

– Ogni classe ha dai quarantacinque ai cinquanta alunni.

 

– Le aule in Cina sono talmente affollate che le mie colleghe fanno lezione con un piccolo microfono appeso all’orecchio che penzola fino alla bocca, irradiando la loro voce gracchiante da una piccola scatoletta appesa alla gonna.

 

– In Cina ognuno può decidere il proprio nome in inglese. La commercialista dell’agenzia per la quale lavoro ha deciso di chiamarsi Bella. Tutto normale se di cognome non facesse Lì. Ogni “dieci del mese” ricevo quindi il bonifico da… “Bella Lì”.

 

– Nella città Shenzhen, con i suoi quattordici milioni di abitanti, per far sì che la gente non compri la macchina intasando così la città, prima della macchina bisogna acquistare la targa. Il prezzo oscilla tra i cinque e i diecimila euro, a seconda dalla combinazione numerica della targa.

 

– L’unica cosa che i miei bambini conoscono dell’Italia sono gli spaghetti. Quindi diversi miei alunni, ma anche colleghi, per prendermi in giro mi chiamano: “Idaly Mien Laoshi”, letteralmente “Maestro spaghetto”.

 

Rientro in bici dal Tibet

 

– Sul treno per Lhasa, capitale del Tibet, capisci di avere superato i 3000 metri di quota quando inizi ad avere un leggero mal di testa e tutti i bambini intorno a te iniziano a vomitare all’unisono.

 

– Arrivato quasi nel deserto dello Xinjiang sento due piccole esplosioni nel mio bagaglio, senza capire da cosa fossero causate. Faceva talmente caldo che gli accendini che uso per avviare il mio forno ad alcool erano esplosi, costringendomi la sera a cenare con spaghetti crudi.

 

– Arrivato in emergenza ad Urumqi, con due raggi della bici rotti, mi sono fermato al primo ciclista per ripararli; il meccanico era sordomuto. Non ho trovato nessuna differenza a comunicare con lui rispetto a quasi tutti gli altri cinesi.

 

– Molti mi chiedono dove mi lavo quando pedalo in zone remote: bè ecco, non mi lavo, se ho abbastanza acqua mi sciacquo le ascelle e la faccia. Sì, entrare in tenda non è sempre piacevole, ma per fortuna i piedi sono la parte del corpo più lontana dal naso.

 

– Un centinaio di chilometri prima di Samarcanda, un signore, vedendomi piantare la tenda, mi invita a dormire nella sua casetta. La conversazione inizia col classico: “Atkuda?”- Da dove vieni? – appena rispondo Italia, questo esclama: “Ah Italia… Londra!!!”. Durante la cena poi, in quanto italiano, mi viene chiesto di cantare con il signore che cita i cantanti italiani che conosce: Celentano, Cutugno e… Micheal Jackson!!! Pure la moglie lo guarda strano e cerca di convincerlo che Michael Jackson non è italiano, ma lui rimane sostenuto sulla sua idea, tanto che, quando vengo chiamato in causa, per non deluderlo, mento spudoratamente: “Micheal Jackson?Yes, he is from Roma!”.

 

– Il mio cognome in kazako vuol dire “ubriaco” e questo è stato il mio passaporto per entrare nelle simpatie di molte persone… Ma è stata anche la condanna del mio fegato.

 

– Mi son sempre chiesto perché tutte le società sportive del “blocco sovietico” abbiano gli stessi nomi: Cska, Lokomotiv, Dynamo… questo perché durante il comunismo, non essendoci la proprietà privata, le squadre non potevano essere di una sola persona, un imprenditore, come in Europa ma erano proprietà delle organizzazioni statali… Ecco che Lokomotiv è la squadra dei ferrovieri, Dynamo della polizia e Cska dell’esercito.

 

– Un giorno mentre pedalo affaticato risalendo una collina, mi si avvicinano due ragazzi a cavallo: guardano la bici e mi chiedono: “Skolka?” – quanto costa? – Io dico loro che è una bici cinese piuttosto economica… 300 dollari americani. Questi si guardano e iniziano a ridere, indicando il cavallo e dicendomi: “200 dollars!!!”.

 

– Agli scorpioni del deserto in Uzbekistan sembra che gli piaccia il dentrificio Colgate. Alla mattina, uscito dalla tenda, ne trovavo sempre due o tre intorno a miei sputacchi della sera precedente.

 

– Da quando hanno legalizzato la marijuana in Georgia la traversata di tre giorni sul Mar Nero è molto più piacevole per i marinai georgiani e bulgari….se poi arriva pure il camionista armeno col carico di brandy… parte proprio la fiesta.

                  

di Claudio Piani

 

Potete seguire i suoi viaggi su Facebook e Instagram: Claudio Piani – Vagabondiario

Claudio ha anche pubblicato due libri che potete comprare ai seguenti link:

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